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CARPE DIEM

Nell’articolo precedente ho accennato ai segnali deboli che un buon Manager dovrebbe essere in grado di captare nel corso della sua vita; parlavo della sfera privata, ma lo stesso principio penso sia trasferibile integralmente anche a quella in Azienda.
Lo stimolo alle idee creative, piuttosto che le soluzioni a dei problemi contingenti oppure di sola prospettiva di miglioramento, non sono come fiori di campo da semplicemente cogliere alla sola vista; i segnali deboli devono essere “assimilati” ed “elaborati” per poi essere calati nelle realtà, così come accumulati nel bagaglio culturale e tecnico di ogni Persona.
Forse la mia idea può divenire più comprensibile con un esempio: giorni orsono ho letto un “decalogo” di regole proposte da un Managing Editor americano circa la “struttura” teorica di costruzione di un articolo, ed in generale di qualsiasi testo. Le “regole” erano così elencate:
– WRITE
– EDIT
– DISTILL
– CURATE
– AGGREGATE
– INNOVATE
Queste fasi, come nella migliore tradizione anglosassone, “distillano” un processo di composizione pratica di un testo. La spesso vituperata sintesi – inclusa la critica da me stesso ampiamente ripetuta – definisce uno schema operativo assai efficace: non rappresenta (in questo caso) una “formula” di successo garantito, non fosse altro perché la discriminante in questa fattispecie sarà ovviamente il “contenuto”, ma certamente esprime un metodo di notevole chiarezza e pragmatismo.
Ebbene, leggendo questi punti, io percepisco un segnale debole. Infatti credo che qualora si dessero dei “contenuti” descrittivi ad ogni singolo punto – fase di assimilazione – che non necessariamente saranno univoci per chiunque (perché ciascuno naturalmente immetterà sue sensibilità, esperienze alternative oppure altre fonti di conoscenza già acquisite), e successivamente si 26pensasse “materialmente” a come, quando e perché queste regole potessero essere applicate nelle realtà concrete – fase di elaborazione -, allora si potrebbero schiudere nuove proposizioni di lavoro e, certamente, arricchimenti culturali e professionali. Nel caso di specie sono convinto che, mutuando creativamente il processo, si potrebbe benissimo declinare nella costruzione di un Business Plan aziendale.
La tesi che vorrei sostenere è quella che i segnali deboli sono delle pepite grezze che vanno “lavorate” e trasformate in valore intellettuale; il punto di forza di questa concezione sta nel fatto che qualsiasi geometria, colore, aforisma oppure sintesi grafica potrebbe potenzialmente rappresentare uno stimolo da tradurre in soluzione, ancorchè con l’immissione di elementi creativi e/o di innovazione strategica.
Acquisito il segnale debole, è altresì fondamentale mettere in campo un secondo valore manageriale; la determinazione operativa. L’energia cioè, convinta e propulsiva, di portare avanti le proprie idee all’interno degli ambiti professionali (e perché no, anche personali) dove si dovrà realizzare la creazione del valore/vantaggio che si è ipotizzato debba essere acquisito.
L’egocentrismo irrora gratificante calore al pensiero di quanto sia “grandioso” essere Unici; ma la realtà dimostra senza dubbio alcuno che è molto più utile essere Uniti. Certamente una Persona determinata può fare la differenza, ma solo gruppi di Persone – anch’esse tutte determinate e coese – possono ottenere grandi risultati, alle volte modificando le sorti e la storia delle proprie Imprese.
Il grande padre dell’economia moderna, John Kenneth Galbraith, con grande modestia ammise: “E’ sempre meglio errare in gruppo che avere ragione da soli”. Egli voleva certamente rinforzare il principio di quanto sia fondamentale il lavoro di gruppo; d’altra parte questa non è una novità assoluta, ma va considerata come un ulteriore contributo confermativo di come, anche nelle teorizzazioni di micro-macro economia, questo aspetto rappresenti sempre un valore distintivo.
Tornando sui segnali deboli è inoltre necessario sottolineare come essi molto spesso siano delle “meteore” che passano velocemente tra gli anfratti della vita; in qualsiasi angolo, persona o situazione, si può annidare un segnale da cogliere e far diventare valore. Per questo è un Carpe Diem; perché sono molto spesso attimi fuggenti che vanno presi al volo con grande intuito e curiosità. Perciò un buon Manager, oltre a possedere una innata curiosità e disponibilità nei confronti del nuovo, deve “allenare” le sue antenne ricettive; affinchè le micro-onde delle opportunità possano essere catturate e rese patrimonio intellettuale, nonostante una preliminare attività di selezione oppure “immagazzinamento” nei cassetti del proprio sapere o della propria sensibilità intuitiva.
Ne consegue una indispensabile virtù di “apertura mentale” abbinata ad una buona dose di fiducia verso se stessi, ma soprattutto verso il Prossimo. Vorrei concludere questo breve ragionamento con un detto cinese di Lao-Tse: “Dove manca la fiducia, parla il sospetto”. Non credo sia necessario alcun ulteriore commento; è anch’esso un segnale debole, che deve essere quindi lasciato al libero discernimento interpretativo di ciascuno di noi.

Un pensiero su “CARPE DIEM”

  1. L’Unicità resta unica cosa senza il consenso del Gruppo.
    Il consenso muove e stimola la creatività del Gruppo stesso.
    ( alcuni temi sono già stati ben e diffusamente affrontati in
    articoli precedenti)

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