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CONFRONTO DI IDEE SUL CAPO

Mi sono recentemente trovato a dissertare con un Collega circa lo stile di management da utilizzare in Azienda per ottenere dei buoni (o migliori) risultati rispetto alla propria organizzazione.
Il mio interlocutore sosteneva – per sintetizzare un intero pensiero molto più articolato – che il suo obiettivo era quello di riuscire (in qualsiasi modo) a produrre azioni importanti e produttive per l’Azienda utilizzando Personale “mediocre”. Il mio credo, al contrario, si fondava sul fatto – che mi sembra ampiamente chiaro per chi ha avuto la bontà di seguire il mio pensiero anche in questo blog – che il più produttivo stile di management si debba fondare sull’Esempio. Nel senso che il comando si dovrebbe esercitare non tanto con gli “ordini”, quanto attraverso l’atteggiamento e le azioni individuali del Capo. Il mio ideale, tentavo di sostenere, si fonda sul principio che l’obiettivo finale di un Capo è quello di far eseguire all’organizzazione – peraltro crescendo – ciò che spesso non vuole fare, avendo l’impressione convinta di “leggerezza” e di utilità; sia per se stessi che per il team nel quale sono inseriti.
Un Capo dovrebbe continuamente lavorare affinchè tutte le Risorse a sua disposizione siano completamente convinte che il loro contributo sia perfettamente coincidente con l’interesse primario e fondamentale dell’Azienda; e quindi con quello del loro stesso Capo. Quindi la “coincidenza” di interessi, aspettative, lavoro e dedizione, dovrebbero improntare l’azione costante di un Capo per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati. Questa attività, a mio modo di vedere, è il vero stile di management che era alla base della dialettica di confronto con il mio interlocutore.
D’altra parte è noto come – tentavo di concludere – il vero valore aggiunto del Capo non possa mai essere l’autorità, ma certamente lo deve essere l’autorevolezza: ed è proprio su questo assunto che si misura la Leadership del Capo; incluso il suo futuro in Azienda, la sua  popolarità e lealtà da parte dell’ organizzazione. Non è indispensabile quindi possedere il dono dell’originalità assoluta nelle decisioni e nelle idee per essere considerato un Capo di qualità, quanto il fatto di coinvolgere ed indirizzare – per mezzo sempre dello stile di management – l’intera organizzazione verso le proposizioni delle missioni che sono indispensabili per l’Impresa.
Il solito (cinico) Napoleone sosteneva: “Leader è chi vende fiducia”.
Condivisibile in assoluto l’idea che il Capo debba godere della fiducia della sua organizzazione, ma più in generale di tutti gli stakeholder. Più discutibile il metodo della vendita, che mi restituisce l’idea di “convincimento” artefatto più simile all’atteggiamento di un “piazzista” di mercato indifferenziato. La fiducia è una cosa seria, e va costruita e conquistata giorno dopo giorno con duro lavoro; essendo perfettamente consci che basta un solo attimo affinchè tutto venga azzerato anche da un solo evento negativo. La fiducia va meritata; non è una “fede” assoluta che va concessa senza cautele e progressività. Non basta essere un Capo per ottenere incondizionatamente il “pass” da parte del Prossimo; certo ci deve essere una iniziale “apertura di credito” da parte delle Persone – che nasce da disponibilità e buonafede – ma il proseguo è tutto nelle mani (e nelle azioni) di chi deve governare anche questo sentimento.
A maggior ragione, se il Capo giungesse alla determinazione che fossero necessarie delle scelte aziendali “rivoluzionarie”, come potrebbe proporle se l’organizzazione non gli accreditasse la fiducia necessaria per procedere? Sarebbe un percorso in salita; con troppe energie da spendere e con risultati almeno dubitativi.
Quando si è un Capo “riconosciuto” può anche essere utilizzata a piene mani la trasparenza e la franchezza. Sotto questo profilo è emblematico quanto disse W.Churchill al suo popolo entrando nel secondo conflitto mondiale: “Vi prometto sangue, fatica, lacrime e sudore”.
Lo poté fare perché era un Capo, e gli inglesi ne accettarono la cruda verità sapendo che le scelte in corso erano l’unica soluzione contro il nazismo. Certamente un Capo sullo stile di Stalin avrebbe dovuto ricorrere alla “propaganda” e mai allo stile di management: ecco la sintesi della mia diatriba con il Collega. Mi sembrava utile commentarla.

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