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FINAL DESTINATION: IL SUCCESSO

Una Impresa a fine di lucro nasce e progredisce per mezzo del Profitto. La aritmetica differenza tra Ricavi e Costi diviene quindi l’unica ragione di vita di qualsiasi Azienda con questa caratteristica di partenza. Non è quindi avventato associare tale concetto con quello di Successo dell’Impresa stessa; è però necessario essere certi che tale binomio non sia esaustivo e che quindi implica altri fattori – ancorchè minori – che vanno tenuti comunque in debita considerazione.

Già il fatto di raggiungere una posizione di profittabilità rappresenta indubbiamente un risultato di notevole rilievo per l’Azienda ed il suo management. Il Profitto remunera tutti i fattori della produzione, oltre a garantire le risorse indispensabili per la crescita e lo sviluppo. Ma il focus è proprio questo: arrivare al Successo, visto sia come generazione di profitti ma anche come apoteosi della visibilità, dell’ammirazione oppure del rispetto da parte delle platee con cui l’Impresa si confronta, è solo il primo punto di partenza. Infatti le strategie aziendali non devono essere rivolte SOLO al raggiungimento del Profitto, bensì anche al mantenimento – nel tempo e nel contesto – di tale situazione favorevole. Approcciare strategie di crescita significa immaginare percorsi “duraturi” di profittabilità, dove l’Azienda dovrà essere anche in grado di effettuare “mutazioni genetiche” radicali, pur di mantenere il contatto diretto ed imprescindibile con i suoi Clienti e con tutti i suoi Stakeholder.

Arrivare al Successo significa inoltre attirare su di sé maggiori attenzioni da parte dei Concorrenti, oppure di nuovi Player che potrebbero entrare nei segmenti di mercato caratteristici dell’Impresa, superando le consuete barriere d’ingresso che qualsiasi mercato si costituisce. Ciò costituisce “minacce” alle future genesi di profittabilità perché le azioni nello scenario competitivo potrebbero cambiare, rendendo i consolidati modelli di business – seppure vincenti nel passato e nel presente – obsoleti o semplicemente inadeguati alla nuova competizione. Alle volte – ed è questo il caso più drammatico – si modifica la Clientela; sempre più “volubile” ed esigente e pertanto sempre meno propensa alla “Fidelizzazione” al prodotto o al Brand.

Da tutte queste considerazioni si intuisce come non sia tanto rilevante il raggiungimento del Successo quanto il suo perdurare nel tempo; includendo anche profonde modificazioni di tutti i “capisaldi” sui quali il primo traguardo si è poggiato.

Nella mia esperienza ho dovuto constatare come il Successo abbia dei profondi riflessi anche sui Manager, ed in generale su tutta 2525l’organizzazione aziendale. Si può produrre una sorta di “rilassamento” generale; una specie di “auto-compiacimento” che si traduce in un lassismo da appagamento da parte di tutta l’organizzazione. E’ certamente comprensibile ed umano come il raggiungimento di un obiettivo ambizioso e sfidante debba poter consentire a tutti un “godimento” edonistico dell’attimo, ma è altresì vero come questa condizione non si debba mai tramutare in uno status patologico prolungato nel tempo.

Il ricondurre le Risorse verso altri obiettivi “sensibili” per l’Impresa è un importante compito del Leader. Egli deve immediatamente comprendere che l’Impresa sarà presto oggetto-bersaglio di nuove turbolenze competitive provenienti dall’esterno e che il pericolo di “specchiarsi” nei quadri del Successo può comportare dei rallentamenti intellettuali che potrebbero divenire dei punti di debolezza; oltre a quelli che saranno individuati dai Competitor, che certamente “scannerizzeranno” i modelli di business per ricercare le aree deboli di attacco.

Ho visto troppe volte crescere nei Manager quelle convinzioni – effimere e spesso irritanti – di “invincibilità”, non supportate da altro che dal Successo dell’Impresa. L’inaffondabile Credo che il mondo esterno si sia sottomesso alle strategie vincenti messe in campo dal management, e che nessuno mai oserà discutere – e tantomeno contrastare – gli assett che hanno fatto germogliare i Successi. Anche io stesso – predicando bene ma razzolando male – ho commesso questo errore; ne ho pagato le conseguenze – fortunatamente limitate; con l’aiuto dei ritardi da parte dei Competitor nelle azioni e con il supporto di Collaboratori intelligenti e reattivi – ma ho interiorizzato il concetto, facendo tesoro l’esperienza acquisita.

In sintesi il Successo non deve essere considerato altrimenti di un trampolino verso il futuro. Ciò implica altresì che il management mai deve distogliere il proprio sguardo verso l’Oltre; perché è nel domani che la professionalità dovrà far valere il suo valore precipuo.

Smentisco, contestandolo, il mio titolo di questo articolo: il Successo non è un Final Destination!. Rimane quindi solo una “provocazione” alla quale ogni sintesi potrà essere ricondotta, ancorchè si affrontino Successi parziali; come quelli di percorso o di progetto.

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