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IL “MAGIC MOMENT”

Nel tennis esiste il così detto “momento Federer”: quando una pallina sembra perduta, il campione svizzero spesso “inventa” uno dei suoi colpi vincenti straordinari, imprevedibili, densi di tecnica, coraggio e fortuna. In questi casi si usa, nel gergo dei praticanti di quello sport, definire quel colpo magistrale in tale modo.

E in Azienda, esiste un “Magic Moment” per prendere le decisioni?

Tralasciando volutamente tutti quei casi nei quali i tempi decisionali sono imposti dall’esterno, perché prevalentemente reattivi rispetto alle contingenze che si prospettano come impellenti, ci si chiede SE le decisioni aziendali possono essere influenzate positivamente – si deve intendere come minimizzazione delle possibilità di errore – dal momento in cui sono assunte.

Per certo se si attende che non esistano più “pericoli” per avviare delle azioni conseguenti a delle scelte, forse non si partirà mai; è impossibile infatti che qualsiasi circostanza sia calcolata e prevista, e che siano tutte favorevoli o comunque senza rischi. E’ quindi altrettanto comprensibile che senza assunzioni di “incognite” aleatorie, non si possa mai avviare alcun processo teso alla crescita ed allo sviluppo dell’Impresa. Forse più “velleitaria” è la meta che si vuole raggiungere, e più è proporzionalmente esponenziale l’assunzione di rischio che bisogna mettere in conto. Una volta qualcuno mi disse qualcosa del tipo “La vita si rimpicciolisce o si ingrandisce in proporzione al proprio coraggio”: forse il senso complessivo appare condivisibile, ma sul piano dell’iniziativa personale e non sul piano, richiamato in questo articolo, del tempo.

Probabilmente, seguendo il mio pensiero, il Magic Moment si può realizzare SOLO quando si è valutato come minimo l’impatto del possibile errore sulla decisione stessa.

Quindi, sempre proseguendo su questa ipotesi di scuola, l’attenzione dovrebbe essere rivolta su tutti quegli elementi che possono/potrebbero concorrere alla produzione di erronee valutazioni. In primis allora si dovrebbe pensare all’ignoranza (nella accezione latina di “non conoscenza”), per cui si dovrebbe decidere solo quando il livello di “consapevolezza” di tutti gli elementi in gioco nella decisione siano stati attentamente studiati, ponderati e selezionati. Attenzione quindi alla massima di Voltaire “Se si dice una sciocchezza, e a forza di ripeterla si finisce per esserne persuasi”, perché in Azienda questo pericolo è sempre vivo ed in agguato!

Alle volte il momento decisionale migliore è una semplice “sensazione”, intangibile ed immateriale, di colui che deve compiere la scelta; ed in tale contesto, l’esperienza insegna come si può sbagliare solo per il timore di commettere lo sbaglio stesso. In altre parole, l’indecisione è spesso il preambolo all’errore; che inoltre fa “sfuggire” il momento magico nel quale la decisione andrebbe presa. Ma anche la eccessiva sicurezza può contenere in sé il seme dell’errore; bisognerebbe, come spesso indicato anche in questo blog, non allontanarsi mai dai sani principi di prudenza e rispetto dell’ignoto, ma anche di sovra-stima delle proprie capacità e competenze.

Infine l’esperienza può giocare un ruolo fondamentale; “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”, dicevano i latini. Quindi le esperienze devono essere “tesaurizzate” – in gergo di management sarebbe meglio dire “capitalizzate” – affinchè esse possano essere testimonianze ed esempio per le future determinazioni aziendali.

Mi rendo conto che il tema è veramente molto “contendibile”, e che quindi le opinioni possono essere le più diverse e tutte di legittimo quartiere; Roger Federer sosterrebbe, senza esitazioni, che esiste un Magic Moment, mentre il “terreno” Scrivente ha legittimamente più umani dubbi. Mi piace pensare che il Magic Moment sia come un “treno che passa” – alle volte una sola volta nella vita – e che sia fondamentale prenderlo al volo; ma per fare ciò è altrettanto fondamentale “essere sul binario” quando passerà!

Vorrei concludere con una frase del filosofo greco Antistene, che sosteneva: “Fa attenzione ai tuoi nemici perchè sono loro i primi ad accorgersi dei tuoi errori”. Bisogna dire che dovrebbe essere valido anche il principio esattamente contrario, e cioè che noi, per primi, dovremmo accorgerci (ed approfittarne) degli errori dei nostri Competitor (o Player) che competono nella nostra stessa arena competitiva. Resta comunque il fatto che gli errori hanno sempre un “prezzo” da pagare; ed in questo senso la responsabilità nelle scelte deve essere massima così come la concentrazione nell’assumerle.

Il Magic Moment esiste: ma è dentro di noi, e spesso non si può condividere con nessuno!

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