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LA PERSONALITA’ DEL MANAGER

Se si chiedesse a chiunque quale sia la prima qualità qualificante di un Leader, molto probabilmente si otterrebbe come risposta la Personalità.
Specialmente nei nostri giorni in politica (nazionale ed internazionale) si sente un gran dire delle Leadership; addirittura si connotano partiti, movimenti di opinione, politiche sovra-nazionali, con il carisma dei Leader che se ne rendono protagonisti. In realtà sono anch’io convinto che la Personalità sia un elemento imprescindibile per un vero Leader; a condizione però che il sostrato non sia composto di sole “parole”, ma contenga soprattutto dei fattori oggettivi quale la prestazione, il lavoro e la tenace volontà. Nel primo caso infatti ci si troverebbe davanti ad una sorta di “imbonitore”, più avvezzo alla manipolazione che all’effettivo esercizio della Leadership.
In Azienda i “manipolatori” sono una specie di gramigna rampicante in costante crescita, e riescono persino (in alcuni casi) a mistificare le buone qualità delle organizzazioni in cui sono inseriti, oppure ad annacquare le Leadership dei veri Capi-Azienda. Bisogna anche dire, subito e con chiarezza, che la Personalità non è una qualità ad esclusivo appannaggio del Capo, infatti a qualunque livello gerarchico si può trovare questa caratteristica; poi può essere diversa la modalità di manifestazione, ma ciò non ne nega esistenza.
La Personalità penso quindi che sia “contenuto”, indipendenza intellettuale dal giudizio altrui, consapevolezza e convinzione dei proprio mezzi – così come dei propri limiti – ma soprattutto capacità valoriale di porre lo sguardo verso nuovi orizzonti aldilà di quelli convenzionali. Descritte e condivise queste caratteristiche, non dovrebbe stupire come le Personalità siano considerate come “merce rara” e, in alcune Imprese, specie in “via di estinzione”.
Così come la Leadership, anche la Personalità deve sottostare ad un profondo processo di affinamento e lavoro; prevalentemente su se stessi e sul proprio carattere, affinchè sia più semplice e spontaneo il confronto poi con le altre individualità che compongono i nostri contesti sociali e professionali. Non a caso si parla diffusamente oggi di management di se stessi; è una espressione atipica ma che simboleggia e descrive chiaramente l’azione “interiore” che è necessario effettuare per giungere ai propri risultati. Forse è altrettanto vero che la “materia grezza” deriva dalla nascita, che cioè le caratteristiche fondamentali vengono donate da Madre Natura – l’ormai famoso Quid -, ma di sicuro questo “dono” non è di per se sufficiente per esprimere e rappresentare in pieno le singole qualità interiori. In uno slogan, forse bisognerebbe essere “Leader di se stessi” prima di esercitare la Leadership verso il Prossimo; discorso complesso, ma che tende ad avvalorare la tesi che il lavoro sul proprio IO dovrebbe essere precedente e predominante, prima di assumere mansioni e responsabilità dirette verso Risorse ed Organizzazioni che dipendono – nei loro destini vitali – dalle proprie scelte decisionali.
Si è già ampiamente argomentato su come la Leadership moderna si imponga, e venga quindi esercitata, non più con l’obbligo coercitivo, bensì con la comunicazione: infatti la capacità di comunicare non è mai stata così importante e decisiva come nell’era contemporanea. Il “potere della Parola” è sempre stato un elemento di grandissima rilevanza ai fini del proselitismo dei popoli ed in generale di qualsiasi comunità: particolarmente oggi assume un ruolo centrale. Perciò essa deve essere chiara, semplice e trasparente (nei limiti del possibile), ma soprattutto orientata alla comprensione delle “ragioni” che sono alla base dell’esercizio del Potere. In sintesi sono assolutamente condivisibili coloro i quali “spiegano” i motivi delle decisioni, nonché gli obiettivi che si intendono traguardare; affinchè le organizzazioni aumentino il loro tasso di consapevolezza e, auspicabilmente, il loro impegno al raggiungimento.
Tutto ciò – ancorchè corollario di buoni propositi – in un contesto nel quale le Persone sono più disponibili a credere alle negatività piuttosto che alle positività; è il classico esempio del “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”. Forse è prudenza, forse scetticismo, forse anche paura, sta di fatto che questo è l’atteggiamento generale facilmente riscontrabile in Azienda; in questi frangenti, i manipolatori trovano il loro humus distruttivo ideale, ed è proprio per questo che vanno “sradicati” senza alcuna remora o incertezza dovuta da compassione o comprensione.
“Il Potere non deriva da capacità fisiche. Deriva da una volontà ferrea”, così si esprimeva M.Gandhi; è su questo assunto che l’allineamento personale dovrebbe naturalmente nascere e crescere!

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