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LA PROFESSIONALITA’ E’ TUTTO?

In Azienda succede quotidianamente che qualcuno “sventoli” la bandiera della professionalità; non è solo un problema di management, ma molto spesso il significato investe anche altri ambiti molto più distanti, come il ruolo, la mansione, per arrivare sino alla dignità sul posto di lavoro che, qualora aggredita, viene mascherata come affronto alla “professionalità” personale.
In termini squisitamente tecnici, la professionalità dovrebbe essere contemplata solo some somma delle competenze individuali rispetto alla mansione a cui si è preposti; oltre che all’esperienza che nel medesimo raggio d’azione si è maturata nell’excursus della propria carriera.
In realtà, come sopra indicato, il significato viene istintivamente “allargato” anche in “paludi” di assoluta non pertinenza. Per professionalità credo basterebbe la scarna definizione di “capacità tecnica ad assolvere le mansioni affidate”.
Quindi seguendo questo ragionamento, un idraulico sarebbe “professionale” solo se sa riparare un rubinetto che perde. Ebbene, io penso proprio di SI. Infatti condanno fermamente qualsiasi altro contenuto – a mio avviso, ripeto, non pertinente – che si vuole incautamente attribuire a questo concetto. La professionalità penso sia un concetto “cedente” – nel caso sopra indicato, il risultato ottenuto nell’aggiustare un rubinetto – e non una sorta di “fede” che deve essere attribuita sino a prova contraria, come in molti vorrebbero spacciare. Sarebbe buona cosa chiarire subito in Azienda questi argomenti (ancorchè con visioni diverse dalla mia), perché per certo arriverà un momento nel quale l’equivoco di interpretazione farà sorgere dei problemi: Provare per credere, mutuando un vecchio slogan da uno spot televisivo.
La professionalità si accresce con lo studio e la formazione, oltre che con la già richiamata esperienza nei ruoli affidati sotto forma di mansione: le famose skill, tanto care ormai a tutte le Direzioni HR, rappresentano chiaramente – ed in modo misurabile – la professionalità di un qualsiasi membro dell’organizzazione aziendale.
La deviazione la concepisco solo se l’oggetto del principio è il top-management. In questo caso le competenze tecniche sono necessarie ma non sufficienti per accreditare il concetto di professionalità. Devono intervenire ben dosate componenti morali, etiche, personali e di spessore umano per miscelare la pura competenza professionale, al fine di compiutamente definire un Capo-Azienda. E’ vero che le competenze tecniche si possono “acquistare” da chi le possiede – i Consulenti – ma è altrettanto vero che senza una cultura di base è abbastanza difficile “governare” ed implementare anche i più brillanti pareri esterni.
In questo caso quindi credo che il concetto di Professionalità si debba necessariamente allargare; ciò non toglie che possa essere interpretato anche ai livelli inferiori dell’organizzazione – come è naturale – solo che non rappresenta un must come invece deve esserlo per un Leader.
Le Persone dovrebbero essere rispettate per quello che sono e non per i titoli che hanno: è questa l’obiezione più sensibile alla mia opinione. Penso sia corretto, nella misura in cui un Leader è obbligato a “cercare soluzioni” e non, come spesso accade, a “cercare motivi” per cui agire nel cuore dell’Azienda.
In questo blog sono state spesso richiamate le caratteristiche della Leadership; vorrei in questo contesto aggiungerne un’altra, non meno importante delle altre ma spesso sottovalutata, la modestia. Io sono convinto che questa caratteristica sia fondamentale in Azienda al pari di tutte le altre “umanità” richieste: il fatto di esercitare il Potere da “comune mortale” – quindi attanagliato dal dubbio e sotto scacco dell’errore – consente all’organizzazione di sentirsi in dovere di dare il contributo che sempre deve essere richiesto. D’altro canto, atteggiamenti prepotenti, arroganti o altamente saccenti non producono altro che effetti collaterali inversi: le persone si “ribellano” e mascherano le trappole, non fosse altro per “mimetizzare” le loro debolezze o la loro mancanza di competenze. Purtroppo l’esercizio del Potere contiene in se stesso il seme della protervia; proprio per questo la modestia – nelle decisioni così come nei risultati da condividere tra tutti – è una qualità estremamente illuminata per un grande Leader.
Il vero obiettivo, in estrema sintesi, non è quello di superare gli altri – peraltro facendo pesare i sorpassi al Prossimo – bensì quello di superare se stessi; percorrendo sempre il sentiero infinito del miglioramento, perché se si desidera intimamente l’essere un “centro” di gravità ed attrazione nella vita progettuale dell’Impresa, è del tutto evidente che deve esistere un “perimetro”; fatto di intelligenze, risorse e Persone. Tutti elementi che vanno “conquistati”.
Solo in questi casi, e a bassa voce, propongo a tutti il “vestito” della Professionalità.

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