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L’AMICIZIA NEGLI AFFARI

L’Amicizia è il sentimento primo tra le Persone; ciò vale nella vita quotidiana così come negli ambienti di lavoro.

Si discute molto e con opinioni molto contrastanti, ancorchè fondate su solide argomentazioni, del rapporto amicale tra generi; in particolare se sia possibile, o meno, un simile disinteressato sentimento tra Uomo e Donna. Certamente tra individui dello stesso sesso è più facile che nasca una maggiore complicità – scaturente spesso dalle medesime prospettive – oltre al fatto (nella maggior parte dei casi) di escludere complicanze derivate proprio dalle naturali diverse sessualità.

Il tema (che comunque non mi appassiona oltre) si “appiattisce” completamente quando è l’ambiente di lavoro – sia all’interno della medesima organizzazione che nel mondo esterno degli affari – che discrimina l’Amicizia tra Esseri Umani.

Alexandre Dumas ha tramandato questa opinione: “Negli affari non ci sono amici, ci sono solo dei Clienti”.

Idea certamente “forte” e caricata a robusti pallettoni di cinismo. Purtroppo però in molti casi gli “Affari” non possono – e forse non devono – lasciare grandi margini ad un tale libero e disinteressato sentimento umano. Quando ci si trova su “sponde” opposte per negoziare un business è del tutto “normale” che i sentimenti debbano essere lasciati fuori alla porta; si deve negoziare al meglio, per tentare di ottenere le migliori condizioni dalla Parte avversa. Certamente un “buon rapporto” (fondato su conoscenza, stima reciproca, oppure semplice rispetto) tra i Negoziatori può agevolare – oppure solo rendere più “gradevole” – la trattativa in corso, sempre però rimanendo stabile il principio di mutuo e contrastante interesse all’oggetto dell’Affare. Ma in questi casi, a ben vedere, ci si trova ben distanti dal significato profondo dell’Amicizia; non può essere tale perché ne mancherebbero tutti gli elementi più essenziali, quali ad esempio la condivisione, o la perfetta conoscenza dell’Altro nei suoi punti di forza e debolezza. Al contrario sarebbe addirittura poco “professionale” approfittare di conoscenze approfondite dei punti di debolezza della Parte avversa per trarne un vantaggio indebito. Altra cosa è la correttezza – etica e professionale – che mai deve mancare in qualsiasi Affare da parte di entrambi i Contraenti; ma queste regole di comportamento, ancora, sono ben lungi dai connotati caratteristici dell’Amicizia.

L’eccezione si potrebbe manifestare quando le Persone vivono, lavorano e accomunano destini, all’interno della medesima Organizzazione aziendale. Perché se è vero – ed è vero – che l’Organizzazione è uno strumento indispensabile per creare sinergie tra le forze dei singoli componenti, allora l’Amicizia può divenire un “fattore abilitante” per moltiplicare energie e competenze di un gruppo. Basti pensare al mutuo soccorso, oppure al concorso di lavoro tra le Persone, sino alla sostituzione in particolari condizioni di bisogno di una Persona verso l’altra. Qualcuno obietterà che l’Amicizia è qualcosa di ancora più “grande” di simili atteggiamenti positivi verso il Prossimo: penso sia corretto, ancorchè sia convinto che il sentimento amicale si possa esprimere su diverse “intensità” e su diversi “piani” comportamentali. In tale prospettiva il management dovrebbe adoperarsi affinchè simili sentimenti possano nascere tra i componenti dell’organizzazione governata; creando occasioni di incontro a tema ludico, oppure semplicemente stage di migliore conoscenza personale reciproca. A guardare bene, il famoso processo di Team Building, così fortemente propugnato dalla consulenza d’oltre oceano, ha come chiave di sintesi proprio questo obiettivo; la reciproca conoscenza valoriale con l’accrescimento bilaterale dei livelli di stima.

Per me un Amico (e non faccio alcuna distinzione di genere) è tale solo se riesce a “tirare” fuori da me stesso i miei lati migliori; colui cioè che riesce, nei giusti modi e tempi, a far crescere in me stesso il confronto e lo scambio di opinioni, dando valore alle mie qualità, ma rispettando nel contempo i miei difetti. Se io fossi in grado di fare lo stesso nei confronti dell’Altro, solo allora potrei correre il rischio di dichiarare una Amicizia.

Comprendo benissimo la “delicatezza”, per ciascuna sensibilità, di un simile argomento e non pretendo quindi di possedere la “pietra filosofale” del giusto. Mi è sufficiente – ed è questo lo scopo di questo articolo – che il sentimento dell’Amicizia entri alla ribalta delle riflessioni, affinchè il suo enorme valore (anche in relazione al mondo del lavoro) ne venga correttamente e giustamente (ri)valutato; anche nel business, dove in tanti credono che non possa sopravvivere!

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