fatti

L’INTERPRETAZIONE DEI FATTI

Il dogma in Azienda è l’oggettività, con la quale qualsiasi fatto o situazione deve essere valutata con l’obiettivo di trarne le debite conseguenze o decisioni.

Molto spesso però quando si pone un Fatto al centro di una riunione, le interpretazioni di esso possono assumere prospettive anche diametralmente opposte; è il classico caso del “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto” come si usa dire con questo motto molto inflazionato ma di comune e rapida accezione. Infatti ogni situazione deve essere interpretata, non solo nelle sue componenti sostanziali, ma anche in quelle soggettive che spettano a coloro i quali sono chiamati a costruire i “significati” per poi darne un riscontro operativo.

Entrando in campo la soggettività interpretativa, moltissimi sono i fattori che possono influire sui significati; l’ottimismo ed il pessimismo, lo spirito di difesa o di aggressione, i consessi di discussione, la buonafede, gli angoli di visuale,  gli scenari nei quali i fatti sono inseriti, e così via, perché le sfaccettature sarebbero davvero molteplici.

Per esempio, l’aver mancato in segno negativo un budget (sia esso di costi o ricavi) che si era prefissato, può dare adito a molteplici interpretazioni. Aldilà del fatto empirico secondo il quale un budget sforato (in più o in meno) del 10% è da interpretare come un budget “sbagliato”, la lettura del dato conseguito può essere oggetto di interpretazioni diverse; dal fallimento dell’obiettivo, sino ad un effetto dilatorio nel tempo ma positivo e concreto nella sua manifestazione, ancorchè parziale.

Quindi? Esiste una “regola” per ottenere un consenso unanime su di un Fatto?

Non potendo sussistere alcun algoritmo matematico, la risposta più ovvia sarebbe: Forse.

Può però sicuramente esistere un Metodo per tentare di “oggettivizzare” un Fatto; anch’esso empirico e dettato dall’esperienza – e certamente non sufficiente in qualsiasi situazione -, ma alquanto utile per uscire da qualsiasi impasse che si potrebbe manifestare nella vita quotidiana in Azienda. Il sistema consiste nel tentare di “valutare” le conseguenze strategiche che una interpretazione del Fatto da “Bicchiere mezzo vuoto” potrebbe arrecare rispetto a quella del “Bicchiere mezzo pieno”; in oltre parole, bisognerebbe tentare di andare Oltre il Fatto in quanto tale per capirne – per mezzo di una impalcatura astratta e su base previsionale – l’impatto sulla strategia aziendale sul quale esso stesso si è poggiato. Andando più affondo, il punto centrale di interesse dovrebbe essere rimosso dalla sua naturale sede oggettiva, per essere proiettato nell’orbita della strategia, della quale il Fatto è fenomeno relativo. Se la strategia ne risultasse confermata – nei sui valori intellettuali e di economicità assoluta per l’Azienda – allora si potrebbe adottare (sempre in abbinamento con ulteriori e più pressanti misure di controllo e monitoraggio) una visione più favorevole (Bicchiere pieno), qualora al contrario la traiettoria del Fatto fosse divergente dal pensiero strategico, oppure addirittura dannosa o demolente, allora andrebbe adottata la visione da “Bicchiere mezzo vuoto); affinchè l’intero pensiero possa essere soggetto a revisione o a riconsiderazione.

Questo percorso ( o ambiziosamente definito Metodo), dovrebbe essere compiuto con la massima condivisione possibile dei Team di lavoro; questo non solo per non lasciare al Leader la nostalgia della solitudine, ma soprattutto per reimpostare l’intera squadra su obiettivi riqualificati alla luce degli effetti indiscutibili che il Fatto ha prodotto.

“Errare è umano, perseverare è diabolico”, insegnano i Latini; ed è proprio per questa sintesi che il lavoro di squadra diviene fondamentale. Perché un Capo potrebbe – caso non insolito – essere schiavo o prigioniero delle sue convinzioni, mentre una squadra deve poter avere una “libertà” di giudizio e valutazione che scongiura e neutralizza qualsiasi personalismo; sia esso favorevole che pernicioso.

Il Manager invece dovrebbe “provocare” e moderare le idee, per poi giungere alla sintesi decisionale più idonea. Sarebbe come, in una visione poetica, leggere una poesia tentando di immedesimarsi in essa; pensando cioè che il Poeta stia comunicando il suo pensiero a Lui, che ne diviene quindi il protagonista. Solo in questo modo, a mio giudizio, si possono correttamente afferrare i “significati”, dando contemporaneamente senso ad un pensiero (che traduco in Fatto) che è spesso distante dalle proprie singole interpretazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *