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VINCERE FACILE

Un modo alternativo di concepire il pensiero strategico viene fornito dalla filosofia orientale. Il concetto dominante risiede nel considerare il potenziale strategico all’interno delle condizioni dalle quali si potranno trarre i massimi effetti di vantaggio.
In quella cultura infatti non sono concepite le definizioni degli obiettivi; non si fissano degli scopi, in quanto costituirebbero un ostacolo allo sguardo verso l’evoluzione delle situazioni. Si sfruttano al contrario le disposizioni oggettive dei fattori che dovranno determinare i risultati; se esse sono contrarie, si lavora affinchè si riducano, oppure si minimizzino con il contributo – spesso ignaro – della Controparte che, nell’arena competitiva del mondo del business, è ovviamente rappresentato dalla Concorrenza.
In termini pratici, qualora si trattasse di eserciti contrapposti, se il nemico giungesse riposato, si dovrà lavorare per affaticarlo. Se arrivasse sazio, si dovrà iniziare con l’affamarlo; se arrivasse unito, bisognerebbe operare per disunirlo. In breve, sarà necessario far entrare il Competitor in un processo tale per cui le condizioni favorevoli gli vengano “sottratte” e, possibilmente, traslochino nel campo avverso; l’obiettivo è quello che progressivamente, e senza che nemmeno ne sia stimolata la consapevolezza, il potenziale si inverta a proprio vantaggio.
Ne consegue quindi che un grande stratega – nella concezione orientale – è colui che non progetta un piano, ma individua nelle situazioni che deve fronteggiare i fattori che gli sono favorevoli in modo da farli crescere, a scapito di quelli che risultano vantaggiosi per l’avversario. In questo modo si punta alla “destrutturazione” dei fattori critici di successo (ovvero: i punti di forza) dell’avversario con il fine ultimo di sottrargli il suo potenziale competitivo. La sintesi si può lasciare ad uno scritto del generale cinese Sun Tzu secondo cui: “Le truppe vittoriose sono quelle che accettano il combattimento solo quando hanno già vinto; le truppe vinte sono quelle che cercano la vittoria solo nel momento del combattimento”. Ciò significa scendere nell’arena competitiva soltanto quando si è già vinto; con certezza, senza costi e senza forte resistenza. Non si dovrebbero correre rischi (inutili), e non si dovrebbe più ricorrere all’invocazione degli dei o degli aruspici, come avveniva nelle epoche storiche occidentali.
Trasbordando la filosofia al management, si potrebbe concludere che il “grande” Manager è colui che ha saputo scoprire con maggiore rapidità ed efficienza i fattori favorevoli e quelli portanti; che ha saputo valorizzare mentre nel frattempo ha potuto “demolire” il potenziale dei propri Concorrenti. Quindi la grande strategia risulta invisibile, proprio perché anche i grandi risultati sono “invisibili”.
In questa intrigante prospettiva – ripeto ampiamente distante dalla nostra cultura occidentale fatta di “eroi” e simboli di successi in avventure campali – non esistono le visibilità dei Grandi Manager (che spesso vengono premiati come “Manager dell’Anno”, per poi ritrovarli anni dopo come protagonisti ed in fuga da clamorosi insuccessi). L’EGO del Manager viene certamente compresso o meglio annullato, a favore di coloro di cui non si parla mai, ma che fanno prosperare e sanno ben gestire le loro Imprese facendo crescere il capitale – inteso come patrimonio economico e di competenze dell’organizzazione –, oppure diversificare ed imporsi in nuovi segmenti di mercato.
Quindi l’essenza dominante del pensiero orientale risiede nel principio di vincere “Facile”!
In effetti esistono tanti Manager (così come tanti Professionisti in altri campi) che svolgono egregiamente il loro lavoro senza creare turbolenze o fare scelte drammatiche da lunghi coltelli; semplicemente navigano sfruttando il vento favorevole ed evitando le intemperie competitive che i mercati costantemente manifestano. Non sono mai “elogiati” o spesso ringraziati per il loro lavoro; solo perché non godono dei riflettori puntati oppure di protagonismi – spesso esagerati – tesi all’innalzamento della personalità piuttosto che dei risultati ottenuti, peraltro considerati come “normali”.
Come detto, il mondo occidentale funziona in modo opposto; la nostra storia, cultura e tipologia di approccio al business è totalmente differente: E’ importante però “riconoscere” un punto di visuale alternativo; non solo per riflettere costruttivamente sulle dinamiche di fondo, ma soprattutto per esporsi con successo nelle trattative commerciali o di insediamento delle Imprese nel Far East, oggi sempre più frequenti e più rilevanti in termini di portanza delle opportunità correlate.
Non è detto quindi che un Manager senza un “monumento” innalzato per le scelte eroiche compiute, sia più lodevole di quanto lo possa essere colui il quale fa normalmente crescere, competere e sviluppare il bene supremo dell’azione manageriale: l’Impresa.

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